Storie e leggende

Per discutere di usi e costumi, tradizioni, festività e libri cechi, e dello stile di vita ceco.

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pierre
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Postby pierre » 04-Mar-10 21:50

Una leggenda breve breve, quasi fulminea, insomma una fucilata, l’ ho letta parecchio tempo fa ed è rintracciabile in questo bel libro di A. Jirasek, Racconti e leggende della Praga d'oro, Milano, Mondadori, 1989.
Si racconta che nel quartiere di Malá Strana, visse una vedova molto avara che teneva tutto il suo denaro nascosto in casa. Tutte le notti, lo spettro di un monaco compariva davanti alla vecchia e ricca signora e la supplicava di dargli un pochino del suo denaro per poterlo così restituire ad una chiesa dalla quale l'aveva sottratto. L’ aiuto sarebbe servito per poter alleviare i suoi rimorsi e riparare alla sua colpa. Dopo molte notti di insistenza da parte del monaco la vecchia avara gli lanciò una moneta falsa. Il monaco se ne accorse e la notte successiva ritornò dall' anziana signora per vendicarsi e la strangolò. :twisted: Da quella notte una carrozza fiammeggiante alla cui guida vi è il monaco vestito di nero, che tra grida ed urla e schiocchi di frusta, se ne va in giro per il quartiere di Mala Strana a spaventare le persone. Il fantasma della vecchia signora vaga invece per la chiesa (Jan Na Pradle) con impresso in fronte il marchio della moneta falsa.

Mi domando il perchè del bisogno di una giustizia diamantina da parte dei peccatori defunti. In questo caso dal furto siamo passati anche all' omicidio, mi par di capire che la giustizia ultraterrena ha qualche contraddizione. :roll:
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martina72
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Postby martina72 » 05-Mar-10 20:13

Che soria inquietante!
Non la conoscevo..o almeno non me la ricordo :? Pier, mi dici il titolo in ceco?

Certo che con i fantasmi cechi non c'è da scherzare....meglio accontentarli subito perchè se s'incazzano sono guai :D
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pierre
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Postby pierre » 19-Mar-10 13:18

Jezinky

C’ era una volta un povero orfano che se voleva mangiare doveva andare a lavorare a giornata. Capitò, che una settimana, pur andando in lungo e in largo, non riuscì a trovare un ingaggio. Cammina cammina arrivo’ presso una casupola sulla cui soglia sedeva un vecchio le cui orbite oculari erano vuote. Nella stalla c’erano tante belle capre che però belavano disperatamente.
Il vecchio disse: “ Povere capre se non fossi cieco vi potrei portare a pascolare, invece dovete rimanere nella stalla perché non ho nessuno che mi possa aiutare”. Il ragazzo allora si fece avanti e disse: “ Io potrei occuparmi delle capre e anche di te, se tu me lo permetti”. Il vecchio sorpreso chiese: “Chi sei?”. Il ragazzo rispose: “Mi chiamo Giovanni”. Il vecchio pensò un attimo e poi disse: “Accetto, ora per prima cosa prendi le capre e portale a pascolare ma non andare sulla collina che e’ in mezzo alla foresta. Potrebbero arrivare le Jezinka, loro sono crudeli, ti addormenterebbero e ti caverebbero gli occhi come hanno fatto con me (nel folklore boemo Jezinka e’ una strega cattivissima che abita nei boschi ed è solita addormentare le vittime per strappare a loro gli occhi, tradurre questo nome in italiano mi pare brutto quindi mantengo la definizione originaria ).

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“Non temere, le Jezinka non mi strapperaano gli occhi”. Per due giorni Giovanni portò le capre al pascolo e stette bene attento a non avvicinarsi al bosco. Ma il terzo giorno si domandò “Perché devo avere paura delle Jezinka ?”. Quindi si inoltrò nel bosco e andò verso la collina dove il pascolo era migliore. Mentre le capre mangiucchiavano, Giovanni si sedette a riposare su una pietra. Improvvisamente una bellissima ragazza gli apparve. lei gli offriva una bellissima mela. Giovanni guardò la ragazza e sospettò che fosse una Jezinka e che voleva farlo addormentare, per cui le disse: “No grazie, sono sazio di mele ne ho appena mangiate parecchie; il mio padrone ha un albero carico di questi frutti”.
La splendida fanciulla se ne andò. Dopo poco arrivò una seconda ragazza, era altrettanto bella, aveva una rosa in mano e la voleva offrire al giovane. Il giovane naturalmente rifiutò e la fanciulla se ne andò. Di li a poco arrivò una terza che voleva pettinarlo, il giovane non disse nulla, lasciò che lei si avvicinasse, poi l’ intrappolò legandola con dei rami di rovo. Immediatamente arrivarono le altre due fanciulle e lui catturò anche queste. Andò dal vecchio e lo condusse sulla collina dove aveva lasciato le tre streghe prigioniere e gli disse: “Guarda chi ho catturato, ora vedrai che loro ti renderanno gli occhi che ti hanno cavato tanto tempo fa”. Si voltò verso le streghe e disse minaccioso: “Se ora non mi ridate gli occhi del vecchio vi getto nel fiume”
La prima strega condusse Giovanni in una caverna che era piena di occhi umani, c’erano occhi di tutti i colori, era uno spettacolo inquietante che faceva tremare le vene ai polsi. La strega prese dal mucchio due occhi e li diede a Giovanni. Giovanni li posizionò nelle orbite vuote del vecchio. Il vecchio disse: “Vedo, ma vedo solo gufi”. Giovanni scaraventò la strega nel fiume. Allora, Giovanni si rivolse alla seconda strega: “Dammi gli occhi del vecchio”. Lei prese due occhi dal mucchio, Giovanni li mise al posto giusto e il vecchio disse: “ Vedo, ma solo dei lupi !!!” E cosi’ anche la seconda strega finì nel fiume. La terza vista la sorte delle precedenti, trass dal fondo della piraemide due occhi e li diede a Giovanni; questi li mise al vecchio che cominciò a gridare: “Ringrazo Dio, ci vedo di nuovo !!!! Questi sono i miei occhi !!!!”.
La storia finisce che Giovanni e il vecchio vissero insieme, il vecchio faceva il formaggio e Giovanni pascolava le capre. La Jezinka rimasta sparì dalla circolazione e non si vide mai più sulla collina.
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Postby martina72 » 21-Mar-10 16:23

Che bella favola!!

Anche l’immagine è molto bella, di solito le Jezinky sono rappresentate come delle donnaccie brutte, con i capelli arruffati e gli artigli.

Jezinky fanno parte dei personaggi fantastici che popolano immensi boschi boemi, a volte si chiamano anche Jeskynky perché spesso si nascondono nelle grotte – jeskyne.
Stanno sempre in branco, a differenza delle streghe che preferiscono la solitudine e la loro principale funzione è quella di scoraggiare i bambini ad avventurarsi nei boschi.

Io vorrei raccontare un’altra fiaba che parla di loro,
molto popolare e conosciuta tra i bambini cechi, ovvero
O Smolíčkovi pacholíčkovi.

Parla di un piccolo bambino (pacholicek) di nome Smolicek che era un orfanello e nessuno tra le persone del villaggio lo voleva.
Un giorno Smolicek finì nel bosco e lì lo trovò un cervo con le corna d’oro, saggio e buono, che lo portò nella sua casetta nel bosco e si prese cura di lui.
Vivevano felici e contenti.
Ogni mattina il cervo uscì per pascolare e raccomandò a Smolicek di non aprire la porta a nessuno.
Tutto andrò sempre bene finchè un giorno vennero le Jezinky ed iniziarono a supplicare il bimbo di farle entrare.
(ebbene sì, questa favola è la variazione di Sette capretti)
Smolicek cercò di resistere, ma visto era un bambino dal cuore d’oro e quelle vocine erano così insistenti, s’impietosì e aprì la porta. Immediatamente le Jezinky lo acchiapparono e si misero a correre con lui verso la loro tana. Povero Smolicek si disperò, piangeva tanto e chiamava il cervo con le corna d’oro. Che fortunatamente pascolava là vicino, sentì le grida e riuscì a salvare il bimbo dalle grinfie delle fate cattive.
Smolicek promise che non aprirà mai più la porta di casa.
Ma dopo un po’ di tempo, sentì nuovamente bussare alla porta. Erano le Jezinky che con le vocine tremolanti chiedevano di farle entrare per potersi scaldare un pochino. Erano le vocine così piagnucolose e disperate e promettevano a Smolicek che non gli avrebbero fatto alcun male e così lui aprì la porta.
Questa volta, però, il cervo era troppo lontano. Jezinky sono riuscite a raggiungere la loro tana e rinchiusero Smolicek dentro una gabbia e iniziarono a farlo ingrassare per poi mangiarlo.
Quando il bimbo sembrava sufficientemente grassottello, lo presero e stavano per metterlo nel forno. Smolicek di nuovo chiamava il cervo che stavolta per fortuna l’ha sentito ed è venuto subito a salvarlo.
Smolicek ha finalmente imparato la lezione e da quel giorno non ha mai più disubbidito il cervo.

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pierre
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Postby pierre » 21-Mar-10 19:42

Molto bella ed interessante questa favola, siamo tornati alla tematica che la disobbedienza ti può far del male. La disobbedienza dei fanciulli, nelle fiabe, e' spesso reiterata ma non esiste solo la loro, ci sono molte favole dove sono gli adulti che, per curiosità, avidità, stupidità od incoscienza, disobbediscono agli ordini che gli vengono impartiti e spesso ne pagano amaramente poi le conseguenze.
Però questa volta la storia finisce bene e ti fa capire che questa favola era specialmente dedicata ai giovani; ok rampognarli un pochino però bisogna dar poi a loro una speranza :D.
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Postby martina72 » 22-Mar-10 19:43

mi piace quella parola...rampognarli :D :D
devo usarla ogni tanto :wink:
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Postby pierre » 23-Mar-10 7:36

Nel lessico italiano ci sono tante belle parole che ormai non si usano più, la nostra lingua si è molto impoverita e lo sarà sempre più negli anni a venire. Utilizzare qualche parola desueta ogni tanto, secondo me, non fa male, non è un inutile sfoggio ma è utile per far rivivere parole che tendono a cadere nell' oblio.

Dopo questa risposta a Martina, mi accingo a parlarvi un pochino di una favola. Quella del soldato e del diavolo. Ho messo nel testo dei pezzi in corsivo che sono soltanto delle mie strologazioni (altra parola non molto usata) potete saltarle piè pari, non sono molto importanti. Siccome questo post è già lungo evito di mettere immagini.


Un soldato in congedo (ma io credo che si possa parlare di un soldato disertore, questa favola mi ricorda molto una favola di di Afanasjev) stava tornando a casa. Aveva solo tre soldi in tasca. Mentre stava attraversando un bosco incontrò un mendicante. Il mendicante gli domandavano un soldo. Il soldato glielo diede, proseguì il suo cammino Ed incontrò un altro mendicante. Questo pover' uomo era molto malato, e chiese al soldato un soldo. Il soldato glielo diedei. Incontrò poi un terzo mendicante. Questo pover' uomo era mezzo morto. Il soldato ebbe pietà di lui e gli diede l’ ultimo soldo che gli era rimasto. Il soldato aveva da poco lasciato la foresta allorquando Dio gli apparve , e in cambio del bene che aveva appena fatto gli concesse tre desideri da esaudire.
Il primo desiderio del soldato fu quello di avere la tabacchiera sempre piena; Il secondo desiderio era che ogni volta che lui avesse visto una cosa che gli piacesse o lo interessasse, per averla gli sarebbe bastato dire,“Salta nel mio zaino” e lui sarebbe diventato proprietario di quella cosa. Il terzo desiderio era che lui voleva avere sempre il suo borsellino pieno di monete d’ oro.
Nostro Signore disse: " E Così sia!"
Poco dopo arrivò a un mulino e chiese ricovero per la notte. I molinai gli dissero che avevano solo una camera per loro, l’ altra era infestata da un diavolo che veniva a prenderne possesso ogni giorno a mezzanotte. IL soldato disse che non aveva paura e non si preoccupava del demonio. Lui accettava di correre il rischio e quindi lo lasciassero prendere la camera per quella notte. Una volta in camera, il soldato si sedette al tavolo e cominciò giocare a carte. LA mezzanotte giunse e giunse anche il diavolo, che vide il soldato che giocava, si sedette al tavolo e cominciò a giocare con lui. Il diavolo non riusciva a vincere, quindi cercò di assalire il soldato e di farlo a pezzi, ma il soldato che era sull’ accorto prontamente disse : “Salta nel mio zaino”. E li il diavolo finì. Al mattino dopo i molinai erano molto sorpresi di vederlo ancora vivo, cercarono in tutti i modi di ricompensare il soldato ma lui non volle nulla. Prese il suo zaino, andò da un fabbro e gli disse :”Ora martella per bene questo sacco con tutta la forza che hai”. Il fabbro così fece e dallo zaino uscivano urla laceranti che avrebbero fatto morire chiunque le avesse ascoltate. Dopo una così potente battitura, il soldato aprì lo zaino e lasciò libero il malconcio diavolo. Il soldato riprese il suo cammino e giunse in una città. Sentì raccontare che la figlia del re era una giocatrice di carte incallita, vinceva sempre e nessuno era mai riuscita a sconfiggerla. Il soldato si ecò al palazzo del re e chiese di poter incontrare la principessa e di giocare con lei. Giocarono per molte ore, in effetti la principessa vinceva sempre ma il borsellino miracoloso del soldato faceva in modo che lui aveva sempre soldi per pagare i debiti di gioco. Giocarono per molte ore, si fece tardi, andarono quindi a dormire. Il soldato prima di coricarsi, mise i suoi tre preziosi oggetti magici sul tavolo ma al suo risveglio questi erano spariti. La principessa li aveva rubati, così al soldato non restò che andarsene via dalla reggia assai scornato e addolorato per la sua scarsa attenzione. Il soldato riprese il suo cammino, e durante il suo viaggio vide un bell’ albero di mele, ne raccolse una, e ne mangiò metà. Man mano che proseguiva notò che tutti quelli che incontrava appena lo vedevano scappavano. Il soldato non capiva il percè, ando quindi verso uno stagno e si volle specchiare. Rimase di stucco quando vide che gli erano cresciute le corna. Comprese che questo sortilegio era dovuto alla mezza mela che aveva mangiato. Tornò indietro verso quell’ albero malefico e poco prima di arrivarci vide in lontananza un meraviglioso albero di pere. Ne raccolse una, ne mangiò mezza e d’ incanto le corna caddero. Il soldato tornò allegro e con i due mezzi frutti in tasca torno dalla principessa. La incontrò, le offrì la mezza mela ed aspetto gli eventi. Le corna spuntarono immediatamente. Nel reame ci fu una grande costernazione, subito tutti i migliori medici, cerusici, guaritori furono convocati; ma più tentativi curativi venivano fatti più le corna crescevano. Al solito, il re fece l’ ovvio editto che chi avesse riportato la figlia alla normalità l’ avrebbe potuta sposare. Il soldato di fece avanti , parlò con la ragazza, si fece promettere che se lei gli avesse reso quello che gli era stato sottratto lui avrebbe fatto sparire le corna. La ragazza accettò, mangiò la mezza pera e le corna caddero d’ incanto. Il soldato non volle sposare la principessa, prese i suoi tre preziosi averi e riprese il suo cammino.

Qui la favola dovrebbe finire, invece, a mio parere, c’e’ uno strano salto narrativo, la storia diventa pù sintetica ed introduce elementi soprannaturali e molto meno magici. Vediamo se siete anche voi d’ accordo. Cerco di essere il piu’ fedele possibile al testo originale.

Durante il cammino, il soldato incontrò la morte. Il soldato usò il suo solito sistema e la ficcò nel sacco. Girò per qualche tempo con la morte nel sacco finchè Nostro Signore non gli apparve di nuovo e gli fece capire che non poteva tenere la morte imprigionata. Gli umani, non morendo, sarebbero aumentati a dismisura e presto ci sarebbero stati problemi di sovraffollamento. Il soldato allora liberò la morte.
Il soldato voleva andare in Paradiso, invece finì all’ inferno (non si capisce perché e per come, forse aveva sbagliato strada, anche se mi pare un po’ strano) ma appena i diavoli lo videro, presi da paura (memori delle botte che aveva dato ad un loro collega) chiusero il cancello e non lo lasciarono entrare. Allora il soldato andò alla porta del Paradiso, parlò con S. Pietro dicendo che voleva dare un occhiata, ma il santo portinaio non volle lasciarlo entrare. Il soldato, allora usò un trucco, gettò il suo mantello al di là della porta, e subito ci saltò sopra dicendo: “sono seduto su una mia proprietà e posso restarci quanto mi piace”. Rimase seduto per lunghi anni, finchè Nostro Signore tornò e gli spiegò che i vivi non potevano stare in Paradiso e che territorio dove potevano andarci solo i defunti. Il soldato si convinse e lasciò il paradiso e tornò sulla terra, dove visse sino alla fine dei suoi giorni per finalmente poi tornare al paradiso che tanto agognava.,

Qui abbiamo, la morte che si fa buggerare o meglio sconfiggere (anche se non conosciamo il perché e il per come) Nostro Signore che deve fare continuamente l’ intermediario tra la scaltrezza del soldato e le regole comportamentali e del bon ton del buon cristiano.
Questi elementi finali presenti nella favola mi paiono un qualcosa di aggiunto posteriormente; un qualcosa che impoverisce il racconto prettamente favolistica precedente per spostare il significato altrove.
La ragione di queste aggiunte sono un po’ oscure, provo a lanciare qualche idea, non sono certo per nulla di dire cose sensate. Confido nella benevolenza di chi leggerà. Questa volontà di andare in Paradiso ha un qualcosa di nostalgico piuttosto che di conoscenza, sembra che il viaggio del soldato abbia qualcosa di iniziatico, infatti rifugge un matrimonio conveniente, sconfigge la morte e il male per dedicarsi alla ricerca di un qualcosa che ha a che fare con la rinascita individuale. Boh????
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martina72
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Postby martina72 » 23-Mar-10 16:22

Anche a me sembra che ci sono mescolate almeno due fiabe. Comunque la favola è molto bella. A me sono sempre piacciuti i racconti sulle avventure di questo personaggio, il soldato in congedo o "il veterano", lui era coraggioso e astuto e sapeva sempre come cavarsela.
Pierre, tu hai scritto che "fugge da un matrimonio conveniente" ma infatti non era mica scemo per sposare una principessa così str.... :D
Questa parte mi ricorda un film divertente, Tri veterani di Oldrich Lipsky.
La storia è simile ma c'è anche molta satira politica. I soldati sono tre e ognuno riceve in dono un oggetto magico che poi si lasciano rubare dalla principessa perfida che regna in un paese incredibilmente balordo e lercio. Per punirla e riavere gli oggetti le portano una mela magica che le fa crescere il naso a dismisura, questo naso attraversa i vari paesi e fa quasi scoppiare l'incidente diplomatico perchè lo considerano l'invasione....poi i soldati si travestono da medici e in cambio di oggetti rubati le danno una pera che le fa ritornare il naso normale. Rinunciano gentilmente la mano della principessa che si offerta ad uno di loro e proseguono nel loro vagabondaggio.
Forse ho già parlato di questo film sull' altro topic, devo controllare :) 8)
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Postby martina72 » 23-Mar-10 16:24

Intanto metto un link, poi magari scriverò di più e posterò le immagini :)

http://www.imdb.com/title/tt0086477/
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Postby pierre » 25-Mar-10 7:07

Bella ed interessante questa commistione "favole e cinema", visto che sull' argomento ne sai molto più di me, se hai voglia, potresti parlarci di qualche favola ceka che è stata proposta anche come film. :D
Credo che ce ne siano molte, qualcheduna la conosco anche io ma molto poche. E' un genere che ad oggi ho praticato poco, mi sono sempre dedicato di più all' animazione. Questo film di Lipsky del quale hai accennato non lo conosco :( , quindi devo rimettermi in movimento per cercarne una copia.

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