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Storie e leggende
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pierre
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Joined: 31 Jul 2005
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PostPosted: 25-Mar-10 13:52  Reply with quote

La signora in bianco
Ogni giorno, dalla primavera fino all'autunno, la giovane Bethushka andava con il gregge di pecore a pascolare nei pressi di un boschetto di betulle. In tasca aveva un fuso per filare del lino. Ma lei preferiva di gran lunga gironzolare nel bosco. Qualche volta andava a raccogliere fiori di campo, altre volte si divertiva a ballare da sola. Un giorno, le apparve una bella donna: aveva i capelli lunghi biondi e indossava un abito di seta bianca e una corona di fiori le cingeva la testa. La donna disse alla bimba "Vedo che ti piace di ballare!" , "Oh sì," rispose Bethushka, "vorrei ballare tutto il giorno ma mia mamma mi ha dato questo lino da filare."



La signora le disse: "Domani vieni, balla con me, ti insegnerò alcuni passi!" All’ indomani danzarono per tutto il giorno. Alla sera Bethushka raccolse il gregge tornò a casa. Quando la madre le chiese della filatura Bethushka, mentì e disse di aver dimenticato il lavoro nel bosco. Il giorno dopo Bethushka tornò nel bosco, questa volta però decisa a fare la sua filatura. La signora in bianco apparve apparve nuovamente e le disse: "Vuoi ballare?" Bethushka rispose: "Non posso. Devo filare questo lino, altrimenti mia mamma si arrabbierà". La signora in bianco rispose: "Se balli con me ti aiuterò." E così fu, la bimba tornò a casa con il filato e non raccontò nulla alla madre della signora che le appariva. La storia continuò anche il giorno dopo. La signora in bianco si complimentò con Bethushka per la bravura nella danza e regaloò alla bimba un sacchetto pieno di foglie secche di betulla.
Bethushka tornata a casa, diede il filato alla madre che lo guardò con attenzione e disse: “Ma questo filato è troppo perfetto, non puoi averlo fatto da sola”. Allora Betushka raccontò tutta la storia. La madre non si arrabbiò anzi complimentò la figlia per la sua fortuna nell’ aver incontrato la dea delle betulle che era un personaggio buono che abitava i boschi, La bimba rinfrancata mostrò allora anche quello che la signora in bianco le aveva regalato. Tirò fuori la borsa e versò il contenuto sul tavolo e meraviglia delle meraviglie le foglie si erano trasformate in foglie d’ oro.
Questa favola mi pare molto interessante e le notizie che ho trovato la indicano come una favole di origini molto antiche. La trovo importante perché focalizza l’ attenzione sulle betulle che sono stati considerati alberi sacri in molte culture pagane, ma soprattutto fra i Celti (oltre ad un significato religioso vero e proprio questa pianta forniva anche importanti medicamenti). La signora in bianco ha la funzione di suscitare un grande rispetto per il bosco e quindi per la natura. Altro aspetto interessante che emerge e’ che a volte disubbidire un po’ (il non filare il lino per utilizzare il tempo per divertirsi) non porta automaticamente a cattive conseguenze anzi può comportare anche a dei riconoscimenti. L’ oro che Bethuska ottiene credo, che come in tante altre favole, abbia un significato simbolico e quindi indichi una trasformazione interiore che è avvenuta. La danza sarebbe quindi il mezzo dare origine ad una nuova coscienza.
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pierre
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Joined: 31 Jul 2005
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PostPosted: 02-Apr-10 4:53  Reply with quote

L’ Uomo che incontrò la povertà
C'era una volta un uomo ricchissimo ed aveva un figlio che fin dall’ adolescenza si era dimostrato uno spendaccione incredibile. Questo giovane non aveva alcuna cognizione di cosa fosse la povertà anche se spesso gli era stato detto che nel mondo esisteva e che la miseria fosse ben presente. Una volta cresciuto e diventato adulto il giovane decise che voleva andare un po’ in giro per conoscere il mondo e per vedere se la povertà, della quale tutti parlavano, esistesse davvero. Suo padre fu ben felice della decisione perché, in cuor suo temeva che, il figlio, rimanendo a casa, diventasse soltanto un pigro sperperatore dei sui averi. Fornì al figlio una bella somma e lo lasciò partire. Naturalmente finche il ragazzo ebbe soldi tutto andò bene, poi una volta che i soldi finirono il suo viaggio cominciò a perdere un po’ del suo fascino, per qualche tempo riuscì ad avere dei crediti citando il suo lignaggio e il suo nome ma alla fine giunse in paese lontano dove era uno perfetto sconosciuto e la mancanza di denaro cominciò a farsi sentire pesantemente. Attraversando un deserto, quel giorno era in preda alla fame e alla sete, vide una grotta, delle scale che scendevano nel sottosuolo, senza pensare alle conseguenze scese da basso e arrivò in una grande stanza sotterranea e vide un uomo che dormiva appoggiato sul tavolo. Questo uomo era enorme e il giovane capì che era davanti ad un orco.

Tutto intorno all’ orco giacevano sparse ossa umane. Il giovane era seriamente preoccupato di poter finire a soddisfare l’ appetito del mostro. Avrebbe voluto andar via, ma era timoroso di svegliare l’ orco. Il giovane, allora, tirò fuori il suo pugnale e vibrò due fendenti negli occhi dell’ orco. L’ orco urlando a squarciagola cominciò a muoversi a tentoni per la vasta sala, il giovane tentava di riguadagnare le scale e fuggire ma l’ orco, anche senza vederci, conosceva bene la disposizione del luogo, si mise di traverso verso la scala impedendogli così la via di fuga. L’ orco tentava di acchiapparlo ma il giovane riusciva ad evitare le sue prese, la cosa stava andando avanti da lungo tempo allorché l’ orco disse: “Maledetto, tu, chiunque tu sia che mi hai reso cieco ma voglio darti una cosa che ti faccia ricordare la tua impresa e soprattutto di me”. Gettò quindi un anello nella direzione dove pensava che fosse il suo feritore. L’ anello era bellissimo, aveva incastonata una pietra fiammeggiante, stupidamente il ragazzo raccolse l’ anello e se lo infilò al dito. Appena ebbe l’ anello al dito, l’ orco cominciò a gridare:” Anello dove sei ?” e l’ anello rispondeva: “Sono qui !!!!, Più a destra !!!! Più a sinistra !!!!”. Quindi la fuga del giovane dall’ orco si stava complicando e di parecchio.
Il giovane cercava di togliersi l’ anello ma questo sembrava facesse parte delle sue carni e non riusciva a spostarlo di un millimetro. Non aveva scelta doveva togliersi quell’ anello in qualche modo; quindi il giovane tese il dito con l’ anello verso l’ orco che lo acchiappò immediatamente strappandoglielo via di netto. L’ orco perse il suo “detector” e il giovane approfittò del momento per raggiungere le scale e fuggire via. Tornato a casa, molti gli chiesero : “Hai conosciuto la miseria ?” e lui era solito rispondere alla domanda: “ Certo, l’ ho sentita e vista e non c’e’ da scherzare con lei”.
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martina72
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Joined: 02 Apr 2008
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PostPosted: 02-Apr-10 6:51  Reply with quote

L'anello è simile a quello del Signore degli Anelli Wink

Pierre, le favole che posti mi piacciono tanto anche perchè sono tutte nuove per me!
Voglio postare anch'io una, si chiama "Nove in un colpo solo", un po' di pazienza che la preparo Smile
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pierre
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Joined: 31 Jul 2005
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PostPosted: 02-Apr-10 8:52  Reply with quote

Martina ti fornisco le informazioni bibliografiche delle due ultime favole che ho pubblicato sul forum. Furono raccolte da Josef Baudis, professore di studi celtici e filologia comparata all' Università di Bratislava. Scrisse un libro intitolato "La chiave d' oro. 23 favole ceche", ho attinto dall' edizione inglese del 1917. Baudis morì il 4 maggio del 1933.
Sicuramente puoi trovare notizie ed edizioni in lingua ceca.
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pierre
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Joined: 31 Jul 2005
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PostPosted: 08-Apr-10 12:52  Reply with quote

Le tre rose


C'era una volta una madre che aveva tre figlie. La madre doveva andare ad un mercato nella città vicina, e chiese alle figlie di che cosa avessero bisogno. Due di loro elencarono un gran numero di cose, la madre si rivolse alla terza e chiese: "E tu, non vuoi nulla?" "No, io non voglio niente, ma se vuoi, portami tre rose, per favore." Allora la madre andò al mercato. Comprò tutto ciò che doveva, si mise tutto in spalla, e riprese la via di casa. Ma la povera donna perse la strada, la notte incombeva e la donna era timorosa di dover passare la notte da sola nella foresta. Caso volle che giunse davanti ad un bel palazzo. Il palagio era circondato da un magnifico giardino e per di più era strapieno di rose. Questi fiori le fecero rammentare la promessa fatta alla terza figlia, lpoichè a madre si era dimenticata di comprare le rose al mercato. La donna pensò: "Ci sono un sacco di rose qui, ne prenderò tre, e nessuno si accorgerà di nulla e così fece. Aveva appena staccato le tre rose che comparve un uomo abbigliato con belle vesti, aveva un aspetto molto nobile e così parlò. “Mi hai preso le rose, ora in cambio io voglio tua figlia. Se non accetti ti faccio a pezzi !!!” .
Alla povera madre non restò che accettare. Tornò a casa con la disperazione nel cuore. Andò dalla terza figlia e le disse: “Qui ho le tre rose, ma il loro padrone vuol un pagamento per questi tre fiori. Devi andare come ricompensa al bel palazzo che c’e’ dentro il bosco e consegnarti al nobile che lo possiede.” La figlia non disse nulla, anzi disse che era contenta di andarsene da casa. Si incamminò versa la nuova meta e la raggiunse in poche ore.
Entrò nel giardino e immediatamente apparve il nobiluomo che subito le fece questa proposta: “Mi devi allattare per tre ore nei successivi tre giorni”.
La ragazza protestò che non era usa a pratiche di questo genere ma il nobiluomo fu irremovibile e lei dovette acconsentire pena la vita. Cosi’ per tre giorni si trasformò in una balia . Al terzo giorno il nobiluomo arrivò con uno spadone in mano e le disse: ”Ora mi devi tagliare la testa”.
La ragazza cercò di rifiutarsi ma nulla da fare o tagliava la testa a questo strano personaggio o lei ci avrebbe rimesso la vita. La ragazza cedette e tagliò il nobil capo. Ma appena decollata la testa, dal busto usci fuori un orribile serpente che sibilava e che chiedeva, a sua volta, di essere decapitato. Questa volta la ragazza non esitò e spicco via la testa del serpente. Immeditamente il corpo del serpente si trasformò in un bellissimo giovane che ringraziando la ragazza disse: ” Il palazzo mi appartiene e ti voglio sposare”.
Ci fu una gran festa per festeggiare il matrimonio e tutti gli invitati passarono la giornata in allegria ballando e giocando.
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pierre
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Joined: 31 Jul 2005
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PostPosted: 15-Apr-10 12:26  Reply with quote

L'uccello dal ventriglio d'Oro

C'era una volta un pover' uomo che aveva una famiglia numerosa. Era così povero che non aveva niente da mangiare. I suoi bambini per tre giorni non avevano avuto il cibo. Il quarto giorno il padre era fuori e su un cespuglio vide un uccello che brillava come l'oro.



(ho utilizzato un illustrazione di Ivan Bilibin)

"Se potessi acchiapparlo e portarlo a casa forse i bambini riuscirebbero a distrarsi e dimenticherebbero la fame” pensò tra se e se. Riuscì nell’ impresa e portò a casa il volatile e i bambini erano così contento che per due giorni non piansero per il cibo. Il terzo giorno l' uccello scodellò un uovo d'oro. Il bambino più grande prese l'uovo e lo portò in paese per cercare di venderlo. Girò negozio per negozio finchè non arrivò da una specie di orafo, che guardò e riguardò l’ uovo e disse:
" Non credo di avere abbastanza soldi per comprare questo uovo."
"Dammi solo del pane", disse il ragazzo. " SarĂ  sufficiente."
L'orafo gli diede due pagnotte di pane, e gli diede anche qualche ducato d'oro. Così una volta tanto la famiglia potè mangiare a crepapelle.
Due giorni dopo, l'uccello fece un nuovo uovo d'oro, e il ragazzo immediatamente lo portò all’ orafo e lo vendette allo stesso prezzo.
L’ orefice aveva un figlio che espresse il desiderio di vedere questo meraviglioso e magico uccello. Andò a casa del ragazzo, ammirò l'uccello e scoprì sotto le sue ali un 'iscrizione che nessun altro, fino ad allora, aveva visto.
La scritta diceva: “Chi mangia il mio cuore diventerà re. Chi mangia la mia ventriglio ogni mattina troverà sotto il cuscino un mucchietto di ducati d'oro.” Il giovane, non disse nulla, tornò a casa di filato e raccontò tutto al padre.
L’ astuto orefice pensò immediatamente di combinare un matrimonio fra il suo figliolo e la figlia del pover’ uomo. Come dote, la famiglia della ragazza avrebbe dovuto mettere a disposizione l’ uccello d’ oro e cucinarlo per il pranzo nuziale. I fratelli della ragazza erano molto dispiaciuti per questa decisione, ma lo sposo fu irremovibile e dovettero cedere. Il povero animaletto fu cucinato, i due fratelli della ragazza avrebbero voluto assaggiarne un pezzetto ma non osavano né prendere un ala né una coscetta, allora decisero che uno avrebbe mangiato qualcosa all’ interno: il primo prese e mangiò il cuore, il secondo il ventriglio. Dopo aver gustato questi due piccoli pezzi prese loro paura per quello che avevano fatto e scapparono via da casa per paura di ritorsioni.
Gli sposi dopo la cerimonia tornato a casa per festeggiare e lo sposo fu sgradevolmente sorpreso di vedere che il cuore e il ventriglio erano scomparsi ma non disse nulla.
I due ragazzi andarono per il mondo e trovarono lavoro da un commerciante; dormivano sempre insieme e la moglie del commerciante ogni mattina trovava un mucchietto di monete sotto il cuscino, ma non sapeva a quale dei due appartenessero. Onestamente le mise da parte e in capo ad un anno era riuscita a riempire un barilotto. Alla fine di questo tirocinio di un anno i due giovani decisero di partire ed andare separatamente a cercare una nuova attività. La moglie del commerciante dispiaciuta, mostrò il loro tesoro, ne diede una parte ad entrambi e li rassicurò che quando sarebbero tornati avrebbe dato loro la parte che restava. I due ragazzi se ne partirono tutti felici, uno andò a destra e l’ altro a sinistra.
Il più piccolo giunse in una taverna, la padrona aveva due figlie che giocavano benissimo a carte; il ragazzo si cimentò con loro ma in poco tempo perse tutti i soldi che aveva. Quindi non gli restò che andarsene a dormire, ma al mattino successivo era di nuovo ricco e poteva giocare di nuovo. Le ragazze erano molto sorprese di questa sua quotidiana disponibilità di denaro e cominciarono ad interrogare il ragazzo che stupidamente raccontò quello che era successo. Le ragazze capirono, misero un potente emetico nella bevanda del giovane e gli fecero vomitare il vermiglio. Ottenutolo mandarono via il giovane in malo modo.
Il giovane vagava disperato per un bosco quando vide un cavallo che appena aveva mangiato delle foglie di una pianta si trasformava in una capra., poi la mangiando un altro tipo di foglie ritornava cavallo. Il ragazzo prese una bella scorta di queste foglie magiche e tornò alla taverna.
Fece in modo di farle mangiare alle due ragazze e alla madre e una vita che furono trasformate in capre le prese con se e le portò via come prede.
Arrivò in una cittadina dove un nuovo re stava costruendo il suo castello, il nuovo re aveva bisogno di manodopera e il ragazzo si offri di aiutare nel trasportare pietre mediante l’ utilizzo delle capre. Il nuovo re era l’ altro fratello, i due appena si incontrarono, si raccontarono tutte le loro avventure e quando il re seppe della donne trasformate in capre chiese al fratello di abolire questa punizione. Il fratello ubbidì e fece ritornare le capre nella loro sembianza umana. Poi sempre sotto suggerimento del re, sposò quella ragazza che aveva mangiato il ventriglio e vissero ricchi, felici e contenti.


Questa favola è strana, io la conoscevo come una favola araba; certo l’ edizione araba varia da questa ma l’ impianto è molto simile; come abbia fatto a diventare una favola ceka proprio non so; non mi pare che i ceki abbiano avuto molti scambi commerciali con gli arabi. Misteri della circolazione dei miti e delle leggende.
La favola che vi ho appena raccontato fu pubblicata da Parker Fillmore, New York: Harcourt, Brace e Howe nel 1919.

Se vi fa piacere leggere la versione araba la potete trovare qui
http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.paroledautore.net/fiabe/images/uccello.jpg&imgrefurl=http://www.paroledautore.net/fiabe/mondo/uccello-fuoco-ivan.htm&usg=__iRPkexqNy1yLN7EAi7cQoTM35Ww=&h=430&w=335&sz=73&hl=it&start=3&itbs=1&tbnid=11oxdKSdSrsJCM:&tbnh=126&tbnw=98&prev=/images%3Fq%3Dfavola,%2Buccello%2Bd%2527oro%26hl%3Dit%26sa%3DG%26gbv%3D2%26tbs%3Disch:1
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pierre
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Joined: 31 Jul 2005
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Location: italia

PostPosted: 30-Apr-10 10:02  Reply with quote

nell' attesa di "nove in un solo colpo" vi racconto quella di Giovanni il Dormiglione.
La favola e’ morava ed e’ stata raccolta da BM Kulda.
http://cs.wikipedia.org/wiki/Bene%C5%A1_Metod_Kulda


C'era una volta un ragazzo di nome Giovanni, detto il “Dormiglione”, perché aveva un terribile difetto, gli piaceva dormire e qualunque posto andava bene per poter pisolare. Un giorno arrivò ad una locanda dove dei viaggiatori stavano nutrendosi e riposando i loro cavalli. Giovanni si nascose nel loro carro e si addormentò. I viaggiatori e dopo un certo tempo si accorsero che sotto la paglia c’era Giovanni che dormiva. Lo presero lo chiusero in una botte vuota per la birra e lo lasciarono nel bosco. Giovanni non si accorse di nulla e continuò dormire; nel frattempo arrivarono dei lupi, attratti dall’ odore di Giovanni; Giovanni s sveglio e dal buco della spina della botte vide i lupi. Cominciò a preoccuparsi molto perché si rese conto che non poteva uscire. Uno dei lupi, infilò la coda nel buco e subito Giovanni l’ acchiappò; il lupo spaventatissimo si mise a correre trascinando quindi la botte., il lupo correva correva finchè la botte non scontrò una roccia e si spaccò, Giovanni usci fuori e mollò la coda del lupo che filò via come una saetta. Ora Giovanni era davanti ad una montagna selvaggia e lì incontrò un eremita che gli disse: “Fra te giorni morirò, se su mi prometti di rimanere con me e di seppellirmi ti darò tre doni preziosissimi.” Giovanni accettò. Passati i tre giorni, poco prima della morte, l’ eremita chiamo Giovanni e gli diede:
- un bastone magico al quale potevi chiedere di farti trovare in qualsiasi posto si volesse:
- uno zaino dove poteva mettere tutto quello che voleva;
- un berretto che lo avrebbe reso invisibile.
L’ eremita i lasciò la ghirba e Giovanni esaudì il suo desiderio e quindi preso il bastone si fece trasportare nella città del re.
Nella città c’era un gran mistero in ballo; pareva che la regina tutte le notti se ne uscisse con 6 paia di scarpe nuove, sparisse e nessuno sapeva dove andasse.
Il re aveva promesso una grossa ricompensa a chi avesse svelato il mistero. Molti ci avevano provato ma nessuno vi era riuscito.
Giovanni Dormiglione si presentò al Re e offrì il suo aiuto. Il Re accettò.
Venuta la sera, Giovanni occupò una stanza vicino a quella della Regina, s mise a letto e fece finta di dormire. La Regina, volle accertarsi che Giovanni dormisse, convinta, prese 6 paia di scarpe e sparì.
Giovanni si alzo, prese il bastone e chiese ad esso: “Portami dove è la regina”.
La regina era davanti ad una roccia, la terra si aprì e vennero incontro a lei due draghi, che la fecero salire sul loro dorso e la portarono nella foresta di piombo. Giovanni interrogò di nuovo il bastone e anche lui si trovò nella foresta di piombo. Come prova spezzò un ramoscello, ma la pianta emise un urlo lacerante, la Regina si spaventò e scappò via e sparì. Giovanni interrogò di nuovo il bastone e si ritrovò nella foresta di latta. Prese un nuovo rametto e la pianta emise un fischio acutissimo; la Regina si spaventò e sparì via. Interrogato di nuovo il bastone Giovanni si ritrovò nella foresta di argento. Prese un rametto, altro urlo terrificante della pianta, la Regina per lo spavento svenne, arrivarono i draghi e la presero e la portarono su un prato verde. Arrivò una folla di diavoli che rianimarono la Regina e subito dopo iniziarono rpima a banchettare e poi a festeggiare ballando a più non posso. La Regina ballò talmente tanto che consumò le 6 paia di scarpe. Quando le scarpe erano talmente logore che non avevano nemmeno più una sembianza di calzatura, i draghi ripreso la regina e la riportarono al punto di partenza. Giovanni si fece riportare nel proprio letto dal bastone in modo da arrivare prima della Regina.
Il mattino dopo fu convocato dal Re e Giovanni il Dormiglione cominciò a raccontare tutta la storia. Da principio il Re non accettò la prova dei rametti della foresta di piombo e di latta ma comincio a tentennare quando vide il rametto della foresta di argento. La Regina resasi conto di essere stata scoperta e allora gridò :” Che la terra mi inghiotta !!!!” e così fu, la Regina scomparve in un batti e baleno.
Giovanni ottenne metà regno e quando il Re morì ottenne anche la restante parte.
.
Commentino.
1- Le donne amano e sempre ameranno le scarpe.
2- Se hai intenzione di andare a ballare al chiar di luna con il diavolo guardati prima le spalle.
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martina72
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Joined: 02 Apr 2008
Posts: 1048

PostPosted: 01-May-10 8:18  Reply with quote

pierre wrote:
nell' attesa di "nove in un solo colpo" vi racconto quella di Giovanni il Dormiglione.
raccontare tutta la storia.


Embarassed Embarassed Embarassed
me ne sono completamente dimenticata Embarassed
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martina72
Senior Member


Joined: 02 Apr 2008
Posts: 1048

PostPosted: 16-May-10 11:34  Reply with quote

Fatto. Il travaglio è stato lunghissimo, ma alla fine c’è l’ho fatta ed ecco a voi DEVĚT JEDNOU RANOU ovvero NOVE IN UN COLPO SOLO

Buona lettura Wink


C’era una volta un povero contadino che aveva un figlio di nome Honza.
Gli fece imparare il mestiere di fabbro, ma purtroppo morì presto e lasciò al figlio in eredità soltanto un paio di vecchie zappe e delle scuri.
Honza seppellì il padre e di tutti gli vecchi attrezzi fece un enorme mazza di ferro. Dopo, se ne andò a girare per il mondo. Visitò molti paesi, ogni tanto trovava qualche lavoro e si fermava un po’ e poi continuava a vagabondare.
Un giorno, faceva molto caldo, arrivò in un boschetto, si sdraiò nell’ombra e si addormentò.
Ad un certo momento si posò su di lui uno sciame di mosche, lo infastidivano e lo pungevano fino a svegliarlo. Honza era un tipo tranquillo e aveva cuore d’oro, ma gli insetti lo fecero arrabbiare proprio tanto e lui le schiacciò con una mano. Dopo notò che nove mosche sono morte stecchite sul palmo della sua mano. Quindi ebbe un idea. Prese un gessetto e scrisse sul cappello: NOVE IN UN COLPO SOLO. E poi s’addormentò di nuovo.

Quel boschetto apparteneva al re e nessuno aveva il permesso di entrarvi. Era annunciato in tutto il regno, che chi fosse stato sorpreso dentro il bosco sarebbe stato severamente punito. Ma Honza non ne sapeva nulla e per sua sfortuna il re, proprio quel giorno, stava cacciando da quelle parti e vide dormire il ragazzo sotto un albero.
Il re mandò immediatamente un servo a catturare l’intruso. Ma il servo, appena s’avvicinò al dormiglione, lesse sul capello NOVE IN UN COLPO SOLO, vide quella enorme mazza pesantissima e tornò da re tutto spaventato.
“Mio Signore, quel tipo là deve avere una forza incredibile, ha un bastone di ferro enorme ed è capace ammazzare nove persone in un colpo solo!”
Il re fece svegliare Honza e gli spiegò che aveva violato la proprietà del re e per legge gli spettava la prigione ma, gli disse, che se riusciva ad eseguire tre compiti molto difficili, sarebbe non solo stato libero ma poteva sposare la figlia del re .
“Va bene” disse Honza “io non ho paura di niente e se la principessa è carina sarò felice di prenderla in moglie”.

Il re invitò Honza nel suo palazzo, gli assegnò una magnifica stanza e gli offrì da bere e da mangiare.
Intanto convocò una riunione con i suoi consiglieri e insieme cercarono un compito importante per sfruttare la forza di Honza e soprattutto liberarsi di lui.

Come primo compito decisero di mandarlo ad uccidere un enorme unicorno che faceva scappare tutta la selvaggina del re. Honza aspettò che l’animale s’addormentasse, salì sull’albero sopra di lui ed iniziò a buttargli dei rametti ed urlava; l’unicorno, svegliatosi, cominciò a correre intorno all’albero e cercando di far cadere Honza. Ma ad un certo punto s’incastrò con il corno nel tronco dell’albero e rimase bloccato. Honza afferò la sua mazza di ferro ed uccise l’unicorno con un colpo solo.

Il compito successivo era uccidere due giganti che vivevano nel bosco e minacciavano gli abitanti del regno. Honza si nascose sull’albero e aspettò l’arrivo dei due orchi. Nella notte fonda finalmente arrivarono e s’addormentarono sotto l’albero dove era nascosto Honza. Il ragazzo allora incominciò a lanciare grosse pigne. Prima sulla testa di uno dei giganti, poi sull’altro e li fece litigare tra di loro finchè non si ammazzarono a vicenda. Honza scese dall’albero, se ne tornò nel castello.

Mancava ancora un compito da eseguire e questo era il più pericoloso. Honza avrebbe dovuto uccidere 30 banditi che seminavano il terrore tra tutti gli abitanti del regno e avevano rubato tantissimo oro al re. Questa volta Honza non sapeva come cavarsela. Per fortuna incontrò una vecchietta, che conoscendo bene questo ragazzo dal cuore d’oro e decise di aiutarlo. Gli regalò un rametto magico, con il quale avrebbe dovuto colpire gli banditi uno per uno. Honza ringraziò la nonnina e andò alla ricerca del nascondiglio dei ladroni. Si nascose nei paraggi, e quando loro di notte arrivarono, iniziò a lanciare le pigne ed attirare in questo modo un bandito dopo l’altro fuori nel bosco e colpendoli con il rametto magico e loro sparivano. Prima di finire si fece dire dove fosse nascosto il tesoro del re e poi restituì il rametto alla nonna.

Il re, quando si rese conto che la sua figlia andrà in sposa ad un poveraccio, cercò di fregare Honza. Gli disse che la principessa si trova in una stanza con le altre ragazze, tutte vestite uguali, Honza avrebbe sposato quella che sceglierà.
Honza però aveva già visto nel castello una bellissima fanciulla che gli piaceva tantissimo e quando la vide tra le ragazze disse: “Voglio sposare questa e nessun’altra!!” Ed era proprio la principessa! Il re brontolò, ma Honza gli consegnò il tesoro dei banditi e così lo fece contento. Ed era contenta anche la principessa, perché Honza era un ragazzo forte e bello e non le importava per niente che non avesse il sangue reale.

Honza divenne un re buono e saggio e visse una vita lunga e felice con la sua principessa.



Last edited by martina72 on 16-May-10 19:37; edited 1 time in total
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Ulisse
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Joined: 02 Feb 2006
Posts: 570
Location: Italia

PostPosted: 16-May-10 16:56  Reply with quote

Carinissima questa storia di Honza! Semplicissima e bella. Mi piace! Smile
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